sabato 20 febbraio 2016

Il Capitalismo Progressista e i suoi amici



Pensare che il Capitalismo sia di destra e il Socialismo sia di sinistra è una schematizzazione che è entrata in crisi da molto tempo, a tal punto che le parti sembrano quasi essersi invertite.
Oggi il Capitalismo delle banche, delle grandi società e delle istituzioni finanziarie e internazionali è decisamente schierato sul fronte Progressista, in particolare su tre temi: il favorire l'immigrazione, il riconoscere la parificazione del matrimonio omosessuale con quello eterosessuale, e il condurre una politica estera contro la Russia di Putin, le cui idee tradizionaliste sono note.
Perché avviene tutto questo? Che interessi ha il Grande Capitale a sostenere la Sinistra Progressista?
Prima di rispondere vorrei riassumere la situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni, in particolare dal 2010 in avanti (il 2010 fu l'anno in cui incominciò la cosiddetta Primavera Araba).

Il periodo storico contrassegnato dalla presidenza di Barack Obama e dal pontificato di papa Francesco sarà ricordato, almeno dalla maggior parte del mondo dell'informazione e di quello scolastico e accademico, come un'Età Progressista, simile a quella della presidenza Kennedy e del pontificato di Giovanni XXIII.
Questo parallelismo sarà sostenuto paragonando il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e le politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati, cioè i due pilastri dell'era Obama-Bergoglio, al riconoscimento dei diritti civili degli afro-americani da parte di Kennedy e alle encicliche e alle decisioni del Concilio Vaticano Secondo che caratterizzarono il pontificato di Roncalli.
Magari qualche storico italiano arriverà anche a paragonare il centro-sinistra dell'era Renzi a quello dell'era Fanfani e Moro, ma questo è già più incerto, poiché la parabola politica di Renzi ancora non è del tutto contrassegnata da un sostegno corale dell'intellighenzia.
Come negli anni Sessanta del Novecento, la Sinistra Progressista Europea, divenuta culturalmente egemone secondo gli auspici gramsciani, decise di abbandonare l'imbarazzante mito sovietico per sposare quello dei liberal americani e dei modernisti cattolici, accettando quindi implicitamente l'ordinamento politico-economico del mondo occidentale, oggi la stessa Sinistra Progressista Europea, seppur con qualche eccezione, antepone i temi dei diritti civili di alcune categorie e dell'anti-xenofobia filo-immigrazione, ai temi dei diritti civili e sociali dell'intera cittadinanza che potremmo chiamare "indigena".



Di Obama non viene esaltato ciò che di veramente significativo ha fatto la sua amministrazione, e cioè la riforma sanitaria. No: si è preferito focalizzare l'attenzione su una questione che non è direttamente riconducibile a lui, e cioè la decisione della Corte Suprema di riconoscere i matrimoni gay, e su una questione dove in realtà l'amministrazione Obama ha fallito, e cioè la politica estera.

Obama ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace "preventivo". sulla fiducia, dopodiché il suo governo ha orchestrato la cosiddetta Primavera Araba, che ha portato la guerra civile in Libia, in Siria, in Iraq e nello Yemen, oltre che in altri stati musulmani come il Sudan o il Burkina-Fasu e in stati a con metà della popolazione islamica, come la Nigeria.
La caduta di Gheddafi e l'ascesa dell'Isis in Siria e Iraq hanno fatto crescere a dismisura l'immigrazione africana e medio-orientale in Europa.
Una vera e propria catastrofe umanitaria e diplomatica, che però non ha minimamente incrinato l'immagine agiografica di Obama e dei suoi segretari di stato, Hillary Clinton e John Kerry.
Come se non bastasse, l'amministrazione Obama ha orchestrato anche la caduta del governo legittimamente eletto in Ucraina, suscitando la reazione della Russia, che si è trovata da un giorno all'altro gli americani nel cortile di casa. Ne è nata un'altra guerra civile, che ha visto la secessione di alcune province ucraine, tra cui la Crimea, che ha successivamente votato la propria adesione alla Federazione Russa. La risposta degli Stati Uniti è stata quella di scatenare contro la Russia una nuova Guerra Fredda, con pesantissime sanzioni e un embargo a cui ha aderito, contro il suo interesse e contro ogni buon senso, anche l'Unione Europea.
Tutto questo è Progressismo?
Per la Sinistra Italiana ed Europea sì.
Secondo l'intellighenzia progressista, la Primavera Araba avrebbe portato la "democrazia" e se il prezzo è stato la destabilizzazione e la guerra, la colpa sarebbe del "sanguinario dittatore Assad" e del suo alleato Putin, visto ormai dalla Sinistra come il nuovo Nemico.

Ciò che risulta tuttavia apparentemente inspiegabile è la ragione per cui l'Unione Europea, guidata "de facto" dalla Cancelliera di Ferro, Angela Merkel, abbia supinamente accettato la politica estera statunitense, applicando sanzioni contro la Russia che si sono rivelate un boomerang per l'economia europea, e imponendo l'accoglienza dei profughi delle guerre civili, oltre che di quelli provenienti da altri paesi africani e asiatici.





Che la Merkel non sia un'aquila, e tanto meno un'aquila nera prussiana, lo si era capito dal fatto che ha continuato ad insistere sulle politiche di austerity anche quando era evidente che stavano affossando l'economia europea.
Ma l'austerity fa comunque parte della teoria monetarista che è stata per anni un dogma dei partiti democristiani basati sull'economia sociale di mercato, e quindi non appartiene strettamente al Progressismo.
Eppure, dal momento che l'austerity e l'europeismo (tema centrale del Progressismo Europeo) sono diventati sinonimi, la stessa Merkel è entrata a far parte del Pantheon Progressista.
Il momento della consacrazione vera e propria è stato quando la Cancelliera ha deciso di accogliere in Germania gran parte dei profughi siriani e a minacciare di togliere gli aiuti ai paesi che, come l'Austria e l'Ungheria, ponevano dei limiti al numero dei migranti.



Si è arrivati, di fatto, ad una convergenza programmatica dei tre partiti che sostengono l'attuale Commissione Europea, e cioè i Socialisti, i Popolari e i Liberali.
Per quale ragione questi partiti hanno deciso di far convergere i loro programmi su una piattaforma che recepisce perfettamente le idee del Progressismo e in particolare la politica estera di Obama, i diritti civili delle elite e il neo-pauperismo pro-immigrazione di papa Francesco?



La risposta, sconcertante, è che tutto questo è accaduto perché il Grande Capitale ne avrebbe potuto trarre vantaggi.
Quali sono questi vantaggi?

1) L'immigrazione abbassa il costo del lavoro e di fatto crea un "esercito industriale di riserva" (di marxiana memoria) che, essendo disposto, almeno teoricamente, a lavorare in condizioni più sfavorevoli, abbassa enormemente il potere contrattuale dei sindacati e di conseguenza anche i diritti sociali dei lavoratori indigeni.

2) Il riconoscimento dei matrimoni gay e la loro equiparazione a quelli eterosessuali specialmente sul diritto alle adozioni e ai trattamenti pensionistici è divenuto un obiettivo politico prioritario degli ultimi anni anche a causa del fatto che la comunità omosessuale, oltre a costituire una cospicua fetta di mercato, per le sue maggiori disponibilità economiche, può contare su numerosissimi rappresentati nell'ambito del ceto più ricco, non solo nel mondo dello spettacolo, dell'informazione e della moda, ma anche tra i dirigenti di importanti aziende del mercato informatico e delle telecomunicazioni.

3) L'accettazione quasi entusiastica della nuova guerra fredda che vede in Putin il nuovo nemico è una conseguenza diretta dei primi due punti, in quanto Putin si è presentato come alfiere di un conservatorismo basato, tra le altre cose, su un freno all'immigrazione e su una concezione tradizionale della famiglia, portando avanti un'idea opposta a quella del Progressismo.

4) La soggezione dell'Unione Europea alla politica estera statunitense, con la sua destabilizzazione degli stati arabi, si spiega anche come premessa indispensabile per la creazione delle condizioni che hanno determinato e stanno determinando una crescita senza controllo dei fenomeni migratori, i quali tornano utili al Capitale per le ragioni di cui al punto 1.

5) In quest'ottica si spiega l'entusiasmo con cui l'Unione Europea ha provocato la caduta degli "amici di Putin" come Berlusconi, Gheddafi e il presidente ucraino Yanukovic, e l'accanimento contro il presidente siriano Assad, che ormai è l'ultimo alleato di Putin nel Mediterraneo.