sabato 23 aprile 2016

Leandra Medine vs Chiara Ferragni



Nell'immagine qui sopra vediamo, da sinistra Leandra Medine, Chiara Ferragni e altre due famose fashion blogger, anche se il termine "fashion blogger" potrebbe essere considerato, sia da Leandra Medine, che da Chiara Ferragni, come limitativo rispetto ad un'evoluzione della propria attività.
Negli anni infatti il blog di Leandra Medine, il famoso Man Repeller, si è evoluto in una vera e propria rivista di costume e di stile di vita del mondo femminile, e la stessa Medine è diventata una vera e propria scrittrice, contraddistinta da una vena ironica e brillante che è uno degli elementi chiave del suo successo.
Anche il blog di Chiara Ferragni, The Blonde Salad, è diventato, come la stessa Ferragni ha più volte sottolineato, una rivista di lifestyle, scritta da un team che assiste Chiara nel suo lavoro. Inoltre Chiara Ferragni è divenuta una stilista e una imprenditrice nel campo delle calzature, dove il brand rappresentato dal suo nome si sta affermando con successi economici di notevole rilevanza,
Ci piacerebbe poter parlare di trionfo del made in Italy, se non fosse che la Ferragni è residente a Los Angeles, scelta peraltro molto avveduta, e quindi è ormai per metà americana.
Ma qui non vogliamo assolutamente fare del campanilismo,  né entrare nel merito delle scelte private delle due "influencer" del campo della moda di cui stiamo parlando.
Ciò che qui interessa è un confronto principalmente estetico, ossia una analisi delle scelte di look che queste due giovani donne di successo stanno proponendo a tutte coloro che le seguono con attenzione e più in generale a tutti coloro che si interessano di moda.





Parlando di estetica, prima ancora che di moda, è necessaria una premessa riguardante l'immagine di queste due giovani donne a prescindere da ciò che indossano, e questo perché il valore aggiunto dell'abbigliamento, degli accessori, dell'acconciatura e del make up vanno misurati tenendo presente il punto di partenza.
E riguardo a questo punto di partenza si può dire, credo abbastanza equamente, che, pur essendo entrambe coetanee e belle, la bellezza di Chiara Ferragni in sé e per sé, a prescindere dal look, è superiore.
Magari possiamo anche dire che, sempre a priori, il punto di forza di Chiara è una bellezza più vicina ai canoni attuali, ma più "algida", più fredda, mentre il punto di forza di Leandra è il fatto di essere sexy, cioè, a voler essere sincero a costo di essere un po' rude, credo di rendere l'idea usando un'espressione gergale secondo cui "Leandra mi fa sesso", ovviamente in senso metaforico, cioè mi attizza sessualmente più di Chiara.
Credo che questa mia impressione preliminare possa servire per spiegare meglio quanto segue.
Leandra, nelle sue scelte estetiche, che sono sempre fantasiose, originali, barocche, variegate, abbondanti, sempre nuove e sempre coraggiose, riesce a valorizzare il suo punto forte, cioè l'essere sexy: il suo look, a dispetto del titolo del suo blog "Man repeller", la rende estremamente sexy ed estremamente attraente.




Mi spiego.
Leandra ha forme più "generose" di Chiara, e immagino che porti una taglia in più.
Ora, anche se non possiamo certo parlare di forme curvy, per Leandra, è comunque da rilevare il fatto che il suo prediligere le camicie, dolcemente adagiate sul seno, le bluse col fiocco, e i pantaloni a palazzo o a zampa, a volte nell'ambito di deliziose salopette, le gonne lunghe, le gonne pantalone che rendono le curve dei suoi fianchi perfettamente proporzionali al resto del corpo, ottiene con successo lo scopo di comunicare un look che è nel contempo coloratissimo, vivace, innovativo, creativo, e anche comodo, morbido, avvolgente, soffice, e nel contempo facile da abbinare con i più fantasiosi capi e accessori, e quindi risulta bella, e anche di buon gusto, un gusto non da altezza reale, ma non è questo il punto. 






Non è scritto da nessuna parte che una donna per essere attraente debba sembrare una principessa in abito di gala, anzi, a volte il look principesco può risultare frigido e la regola del less is more può risultare opaca e scialba.
Dirò ora un'eresia che mi procurerà l'odio di tutte le fashion blogger: io considero più attraente Leandra Medine che la tanto osannata Olivia Palermo.
Oh, certo, Olivia Palermo è elegante, ma a mio parere è scialba, è spenta, è troppo eterea, come se fosse fatta di aria. 
Passiamo ora a Chiara Ferragni.
La seguo da molto tempo, forse perché io sono in parte milanese, nel senso che ho vissuto a Milano cinque anni e ho continuato a frequentare la città molto spesso anche in seguito, avendo là molti amici.
E' stato proprio alla laurea di un'amica molto più giovane di me che ho avuto modo di conoscere personalmente, anche se del tutto superficialmente e rapidamente, la Ferragni.
Era il 2011, e lei fece a tal punto colpo su di me che fu proprio la sua conoscenza a darmi l'idea di iniziare un blog.
Ho sempre considerato geniale il modo in cui dal niente è riuscita a creare un impero, anche con l'aiuto del suo allora fidanzato, un ragazzo molto bravo nel suo campo.
Tuttavia la mia ammirazione si ferma qui, nel senso che lo stile di Chiara fa troppo conto sulla sua bellezza fisica e non riesce a decidersi tra l'originalità naturale e spontanea di Leandra e il mainstream più bieco delle miriadi di fashion blogger che, a volte in maniera un po' patetica, cercano di imitare la Ferragni, la quale, nel bene e nel male, resta inimitabile.
C'è un motivo ben preciso dietro a questa scelta da parte di Chiara Ferragni.
Lei è prima di tutto una donna d'affari, e di grande successo.
Per questa ragione, fin dall'inizio, ha sacrificato parte dell'originalità per fare contenti gli sponsor.
E' stata una scelta economicamente vincente, che le ha dato una grande notorietà e l'ha lanciata nell'Olimpo degli imprenditori della moda, per cui va rispettata.
Tuttavia, se il giudizio deve essere di carattere estetico, il fatto di indossare ciò che gli sponsor ci impongono, comporta un inevitabile appiattimento sul mainstream, cosa esteticamente meno interessante. Per esempio il banalissimo stile Coachella, finto casual, finto boho, finto tutto...


C'è infine da fare un'ultima considerazione, nel confronto tra Leandra Medine e Chiara Ferragni.
Leandra ha un dono in più di Chiara, e questo dono è l'ironia, e l'autoironia, che si inserisce nella sua capacità di scrivere testi lunghi e divertenti, laddove Chiara, invece, si prende troppo sul serio anche quando i suoi look rasentano pericolosamente il ridicolo involontario.
Quindi, in conclusione, io scelgo senza ombra di dubbio, Leandra Medine!

Mappa del possibile nuovo assetto federale del Medio Oriente

How 5 Countries in the Middle East Could Become 14:

In Libia, Siria, Iraq e Yemen la guerra civile continua e non si sa quando finirà. ma i diplomatici sono al lavoro per cercare una soluzione per quando sarà il momento di ridisegnare l'assetto del medio oriente in modo tale da garantire una certa stabilità.

La soluzione che sembra più probabile è quella di dare un assetto fortemente federale ai vari paesi in questione, e in seguito anche ad altri.

In particolare in Siria e Iraq la componente curda, che è stata in prima linea nel combattere l'Isis, richiede un'ampia autonomia, cosa che le è negata negli altri due stati in cui è presente in maniera massiccia e cioè la Turchia e l'Iran.

Anche la componente sunnita di Siria e Iraq potrebbe richiedere uno statuto federale, per evitare la sottomissione alla componente sciita che è quella dominante nella zona costiera siriana (dove sono maggioritari gli Alawiti) e nella zona sud dell'Iraq.

In Libia la zona del Fezzan è attualmente sotto il controllo della popolazione berbera dei Tuareg, che potrebbe richiedere ampia autonomia.
Inoltre il governo di unità nazionale è nato da un compromesso molto fragile tra la Cirenaica, sotto il governo laico di Tobruk e la Tripolitania, sotto il controllo religioso dei Fratelli Musulmani, appoggiati dalla Turchia.

Nello Yemen il nord sciita e il sud sunnita non sono mai riusciti a integrarsi e dunque una soluzione federale sembrerebbe l'unica via d'uscita dalla guerra civile, così come è accaduto nella vicina Somalia.

Più difficile invece è l'ipotesi che il regno dell'Arabia Saudita possa concedere autonomie alle sue regioni interne: si tratta di una monarchia assoluta estremamente autoritaria e dotata di risorse economiche pressoché inesauribili.


Mappa di tutte le sette islamiche




Le figure preminenti nella religione musulmana sono gli imamche per le loro conoscenze liturgiche sono incaricati dalla maggioranza dei fedeli di condurre nelle moschee la loro preghiera obbligatoria.
 Il discrimine fra quanto è considerato consono all'Islam e quanto gli è contrario potrà scaturire solo dall'approfondito dibattito fra esperti "dottori" (ʿulamāʾ) che abbiano compiuto i necessari studi all'interno di strutture d'insegnamento religioso, la cui affidabilità sia riconosciuta senza riserve.
Esiste in materia un pluralismo di scuole giuridiche (madhhab) e teologiche, con numerose diverse interpretazioni di una stessa fattispecie giuridica (salvo, ovviamente, l'impossibilità di discutere gli assetti dogmatici dell'Islam, che non sono contestabili, per non incorrere automaticamente nella condanna di kufra - infedeltà massima - che fa conseguire la qualifica di "eretico" - kāfir, pl. kāfirūn). Tutte le cosiddette "scienze religiose" (ʿulūm dīniyya) tendono alla formazione di un consenso maggioritario (ijmāʿ) circa il modo d'interpretare il disposto coranico e sciaraitico. Tale consenso potrà comunque mutare nel tempo, in caso si esprima in tal senso una nuova maggioranza. Si parla di una vera e propria "polverizzazione" dei modi di giudicare della umma, divisa in numerose scuole teologiche e giuridiche, alle quali potrebbe aggiungere anche l'enorme differenziato panorama costituito dalle confraternite mistiche, tanto che qualcuno ritiene che, più che parlare di Islam, si dovrebbe parlare di "pluralità di Islam" (Islams in inglese).

Mappa dell'Isis in data 23 aprile 2016

Syrian, Iraqi, and Lebanese insurgencies.png

Military situation as of April 23, 2016, in the IraqiSyrian, and Lebanese conflicts.
  Controlled by the Islamic State of Iraq and the Levant
  Controlled by the Iraqi government
  Controlled by the Syrian government
  Controlled by the Lebanese government
  Controlled by Iraqi Kurdistan forces
  Controlled by Syrian Kurdistan forces
  Controlled by Syrian opposition forces
  Controlled by al-Nusra Front
  Controlled by Hezbollah

Il Buonismo come formula politica di autolegittimazione dell'attuale classe dirigente



Il termine "buonismo" è relativamente recente. In Italia se n'è parlato soprattutto a partire dalla ascesa politica di Walter Veltroni come leader prima dei PdS, poi dei Partito Democratico Italiano e del centrosinistra in generale.



La Treccani lo definisce come una: "ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversarî, o nei riguardi di un avversario, spec. da parte di un uomo politico; è termine di recente introduzione ma di larga diffusione nel linguaggio giornalistico, per lo più con riferimento a determinati personaggi della vita politica".
Il dizionario di Repubblica (tempio del pensiero radical-chic, che in questo periodo si trova molto vicino alle tesi buoniste) usa questa definizione: "atteggiamento di benevola apertura e comprensione per tutte le posizioni, accusato di non andare al di là di generici appelli moralistici, capaci solo di produrre compromessi confusi e di basso livello".
Più sintetico e asettico il Wikizionario, secondo cui il Buonismo ha due accezioni molto neutre: "1. atteggiamento di benevolenza e di tolleranza nei confronti degli avversari; 2. eccesso di buoni sentimenti".

Queste definizioni colgono soltanto una parte del sempre più variegato campo semantico del termine.

I limiti delle definizioni di cui sopra sono vari: per esempio non è detto che il buonismo sia rivolto agli avversari: nell'Età Progressista, il cui inizio si può collocare con la vittoria di Obama negli Usa, nel 2008, poco dopo il crollo della Borsa e l'inizio della grande crisi finanziaria e il cui trionfo si ebbe con l'elezione di Bergoglio a Papa nel 2013, il buonismo si è esercitato non più verso gli avversari, ma verso alcune categorie ben precise, che la classe dirigente progressista ha scelto come propria bandiera: la comunità LGBT e gli immigrati.



In sintesi si potrebbe dire che il Buonismo è diventato Radical-Chic, e questa fusione ha creato quella che il filosofo Diego Fusaro ha definito "Sinistra del Costume", la quale è il volto pubblico della "Destra del Capitale".

Questo è l'esito di una lunga marcia di avvicinamento e di convergenza di tre correnti un tempo rivali tra loro: la socialdemocrazia, il liberalismo e il cristianesimo democratico.

Ognuna di queste tre correnti si è ritagliata la propria competenza all'interno del Pensiero Unico Buonista.
La socialdemocrazia radical-chic ha ottenuto l'egemonia culturale in senso gramsciano, occupando strategicamente le scuole, le università, i mass-media, la pubblica amministrazione e la magistratura.
La supponenza dell'intellettuale di sinistra è senza limiti, così come la sua spietatezza nell'etichettare come "nemico del popolo" chiunque non la pensi esattamente come lui.
Si è inoltre cointestata con i liberali la battaglia in favore dei matrimoni gay (in particolare per quanto riguarda le adozioni) e con i cattolici la battaglia in favore degli immigrati (con particolare simpatia per quelli islamici, cosa paradossale rispetto alla presunta volontà di difendere i diritti civili).

I cristiano-democratici, specie i cattolici della Chiesa di papa Francesco, hanno deciso che la cosa fondamentale fosse quella di baciare i piedi degli immigrati islamici.

I liberali in versione tecnocratica hanno occupato militarmente l'economia e la finanza, facendo digerire qualsiasi decisione impopolare tramite uno stratagemma ben noto alle elite: far finta di essere di sinistra assumendo posizioni buoniste sui temi del costume e dell'immigrazione.

Occorre qui fare riferimento alle teorie elitiste di Mosca, Pareto e Michels, che costituiscono la base sociologica di questa analisi.

La Legge Aurea delle Oligarchie, formulata da Gaetano Mosca, il padre della scienza politica italiana, sostiene quanto segue; ogni società è retta da una minoranza organizzata che domina su una maggioranza disorganizzata attraverso una formula politica che ne giustifica e ne legittima una supremazia altrimenti arbitraria.



Attualmente la Formula Politica di autolegittimazione della classe dirigente è il Buonismo, con cui i lupi si mascherano da agnelli.

A proposito di agnelli. La buon'anima dell'Avvocato Gianni Agnelli aveva intuito forse per primo una cosa che i suoi nipoti hanno applicato fin dal primo momento in cui hanno preso le redini dell'eredità del suo impero, e cioè che: "Solo la Sinistra può far passare riforme economiche di Destra", e questo grazie alla disciplina dei suoi elettori, al loro motto "Non capisco, ma mi adeguo", al loro eterno "Contrordine compagni".
E così il Partito Democratico ha votato la riforma Fornero delle pensioni e il Jobs Act di Renzi, due misure neoliberiste che nessun governo di destra sarebbe mai riuscito a far passare a causa della reazione scandalizzata dei sindacati.



Ma questi non sono gli unici favori che la classe politica di centrosinistra ha fatto alla classe dirigente finanziaria ed economica, basti pensare ai vari decreti salva-banche e a tutti gli altri salvataggi di imprese private avvenuti con capitale pubblico.
Anche questo era un motto di Agnelli: statalizzare le perdite e privatizzare i guadagni.

Ma il capolavoro più grande della grande industria e della finanza è stato quello di spacciare per politica di sinistra e cristiana la cosiddetta "accoglienza dei migranti e dei profughi".
Questo è l'apice del Buonismo e il suo vero trionfo.
Gli immigrati infatti servono ai grandi capitalisti per abbassare il costo del lavoro, ecco perché ne incentivano l'ingresso, con l'accortezza, tuttavia, di farlo apparire un atto di sinistra progressista e di illuminata e caritatevole coscienza cristiana.

Neanche Satana avrebbe potuto inventare un piano più diabolico.