sabato 5 novembre 2016

L'Eurasia e l'eurasiatismo

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L'Eurasia è, per convenzione, la zona geografica comprendente l'Europa (10 236 000 k) e l'Asia (44 300 000 km²) unite.
In realtà Europa e Asia sono un'unica massa continentale. I due continenti non hanno una netta separazione geologica e geografica. Ancora oggi non esiste un confine tra Europa e Asia universalmente riconosciuto. La linea di demarcazione convenzionale è quella dei Monti Urali, del fiume Ural, della sponda settentrionale del mar Caspio e della Depressione del Kuma-Manyč, posti nella Russia europea.
L'istmo di Suez unisce l'Eurasia all'Africa; si parla infatti di Eurafrasia o Continente Antico. Il termine è in contrapposizione con Nuovo Continente, composto dalle due Americhe, e conNuovissimo Continente, composto dall'Oceania.





L'eurasiatismo è una corrente di pensiero che si sviluppò tra l'emigrazione "bianca" dei russi negli anni venti: essa concerne l'interpretazione della storia russa e le relazioni di civiltà tra laRussia e l'Europa. Suoi principali esponenti furono Nikolaj TrubeckojPëtr Savickij e Georgij Florovskij.




Genesi e storia

Solitamente si indica quale precursore dell'eurasiatismo Konstantin Leont'ev, autore di Vizantism i slavjanstvo (1875). In tale opera, Leont'ev sostiene che la civiltà russa è modellata sull'idea-forza di "bizantinismo", i cui elementi dominanti sono l'autocrazia ed il cristianesimo ortodosso. Il bizantinismo, così com'è inteso da Leont'ev, è radicalmente opposto al razionalismo di matrice occidentale, un influsso nefasto e distruttore tanto per l'Europa stessa quanto per i popoli che vi entrano in contatto: perciò l'invito rivolto alla Russia è quello d'unirsi ai popoli asiatici, ancora integri dal progressismo e dall'imborghesimento. Quest'ultimo elemento collega in maniera fondamentale Leont'ev ai tre fondatori dell'eurasiatismo: il linguista Nikolaj Trubeckoj (1890-1938), lo storico Georgij Vernadskij (1887-1973) e l'economista Pëtr Savickij (1895-1965).
Tutti e tre gli intellettuali esularono dalla Russia a seguito dell'affermazione dei bolscevichi e, singolarmente o collegialmente, cominciarono ad interrogarsi sulla storia e la cultura russe, giungendo ad elaborare la dottrina eurasiatista. In controtendenza con tutta la storiografia russa ed europea dell'epoca e dei secoli precedenti, questi pensatori affermarono che la dominazione mongola era stata decisiva e positiva per la creazione dell'identità russa. Grazie a quell'esperienza, i Russi ed i popoli circostanti si erano trovati uniti in una medesima civiltà eurasiatica. La loro unità culturale doveva rispecchiarsi nell'integrazione politica, precondizione necessaria per resistere all'influsso omologatore occidentale. Questa posizione trovò presto sostenitori tra altri intellettuali russi esuli in Europa, quali il teologo Georgij Florovskij (1893-1973) ed il musicologo Pëtr Suvčinskij (1892-1985).

"L'ultimo eurasiatista" classico

Così fu ribattezzato, col suo assenso, lo storico ed antropologo russo Lev Gumilëv (1912-1992), figlio dei celebri poeti Nikolaj Gumilëv e Anna Achmatova. Egli, infatti, pur nel clima sostanzialmente ostile della cultura sovietica (Gumilëv aveva origini aristocratiche, e perciò passò molti anni in carcere o ai lavori forzati), studiò a fondo il contributo delle civiltà turaniche nel quadro della storia russa ed eurasiatica. Sopravvisse di soli pochi mesi alla fine del regime bolscevico (tra l'altro, opponendosi alla dissoluzione dell'Unione Sovietica), ma furono sufficienti per acquisire una grande notorietà per sé e per l'eurasiatismo, tanto che oggi in Russia è idea comune tanto tra la classe intellettuale quanto tra la gente comune, che la loro civiltà non sia né europea né asiatica, ma per l'appunto "eurasiatica".

Il neo-eurasiatismo

Dopo la fine del regime comunista e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il filosofo russo Aleksandr Dugin ha recuperato l'eurasiatismo, coniugandolo con lo studio della geopolitica. Da tale commistione è nato il "neo-eurasiatismo": esso sottolinea la necessità dell'integrazione politica e strategica dei paesi postsovietici - l'Eurasia - non più in funzione antieuropea, bensì anti-statunitense. Gli USA ed il loro progetto universalista sono infatti la minaccia additata dai neo-eurasiatisti, mentre l'Europa (al pari di IndiaCinaGiappone e Iran) è un'interlocutrice e potenziale alleata in virtù del comune interesse per un ordine mondiale multipolare.

Voci correlate


Il Movimento Internazionale Eurasiatista (in russo: "Международнае Евразийскoй Движение", "Meždunarodnae Evrazijskoj Dviženie", MED) è una organizzazione non governativa con sede a Mosca (Federazione Russa) e ramificazioni in vari paesi europei ed asiatici. Suo fondatore e massimo dirigente è il filosofo e geopolitico Aleksandr Dugin.

Negli anni '90 Aleksandr Dugin elaborò la dottrina filosofico-geopolitica conosciuta come neo-eurasiatismo. Ben presto Dugin decise di supportarla con un'organizzazione capace di portarla al successo. Nel 2000 creò il "Movimento Politico Panrusso Eurasia", che l'anno seguente si tramutò in partito politico a sostegno del presidente Vladimir Putin (senza concorrere però alle elezioni). Il 20 novembre 2003 il partito "Eurasia" è divenuto un'organizzazione non governativa, col nome di "Movimento Internazionale Eurasiatista" (Meždunarodnae Evrazijskoj Dviženie, MED).

Obiettivi

I principali obiettivi del MED sono:
  • favorire lo sviluppo d'un ordine mondiale multipolare, fondato sul rispetto e la cooperazione tra popoli, civiltà e culture;
  • l'associazione fra paesi europei e paesi asiatici, con la Russia nel ruolo fondamentale di mediatrice;
  • l'integrazione politica, economica, strategica e culturale dello spazio post-sovietico, fino alla creazione d'una "Unione Eurasiatica";
  • il dialogo ed il reciproco rispetto tra le confessioni tradizionali del continente eurasiatico;
  • la conservazione delle identità etnica, culturale e religiosa d'ogni popolo del mondo;
  • l'opposizione alle tendenze negative dell'attuale ordine mondiale: unipolarismo, omologazione culturale, decadenza spirituale, narcotraffico, degrado ambientale, iniquità sociali.

Voci correlate

Il vero motivo della guerra in Siria

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Per quale motivo, dopo anni di pacifica coesistenza, i paesi del Medio Oriente hanno incominciato a farsi la guerra tra di loro?
Prima la guerra tra Iraq e Iran (1980-1988), poi l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq e la Prima Guerra del Golfo (1990-91), poi la Seconda Guerra del Golfo (2003-2008), poi la cosiddetta Primavera Araba (2010) da cui sono scaturite le guerre in Libia, Siria, Iraq e Yemen, tutte caratterizzate dalla presenza di tre schieramenti: uno sunnita guidato da Usa e Arabia Saudita, uno sciita guidato da Russia e Iran e un terzo legato alla Fratellanza Mussulmana, guidato da Turchia e Qatar, alleato con lo schieramento sunnita.
Ognuna di queste guerre ha presentato le seguenti caratteristiche:
- Volontà di controllo dei giacimenti di petrolio e metano e degli oleodotti e gasdotti che collegano tali giacimenti alle raffinerie.
- Contrapposizione tra Sciiti e Sunniti
- Contrapposizione tra socialismo arabo laico e fondamentalismo islamico.
- Lotta per l'egemonia della zona del Medio Oriente (l'antica Mezzaluna Fertile).
- Ingerenza delle superpotenze straniere.
- Presenza di gruppi terroristici che fingono di essere ribelli autoctoni ed in realtà sono miliziani stranieri, "foreign fighter" addestrati e armati per destabilizzare il governo legittimo del paese che si vuole smembrare.
La guerra civile siriana si protrae da 6 anni e ha destabilizzato tutto il Medio Oriente e anche le zone circostanti, compreso il Nordafrica e l'Europa, a causa dell'emergenza profughi, che ha acuito la già enorme impennata dei flussi migratori.
In realtà non è una vera e propria guerra civile, ma una guerra tra il governo legittimo del presidente Bashar Assad, sostenuto dal presidente russo Vladimir Putin e dai governi sciiti dell'Iran e dell'Iraq, e alcuni gruppi terroristici di varia natura (alcuni affiliati ad Al-Qaeda, altri all'Isis), sostenuti da un'alleanza tra Qatar, Turchia e Arabia Saudita, con l'appoggio logistico degli Stati Uniti.
La domanda principale è la seguente: per quale motivo l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia hanno così intensamente desiderato la caduta del governo del presidente siriano Assad?
La risposta è molto semplice e piuttosto deludente per chi credeva che i vari attori fossero mossi da una grande visione geopolitica.
Tutto è nato a causa di un gasdotto, o meglio di due gasdotti di cui soltanto uno si sarebbe potuto realizzare.
Il primo progetto prevedeva un tracciato che partiva dall'Iran, attraversava l'Iraq e giungeva in Siria, da cui poi sarebbe partita una diramazione per l'Europa. I governi di Iran, Iraq e Siria, che in Medio Oriente rappresentano il fronte sciita, si erano accordati per far partecipare ai lavori la Gazprom, il colosso russo del gas. Da qui il forte interesse della Russia nella questione.
Il secondo progetto prevedeva un tracciato che partiva dal Qatar, attraversava l'Arabia Saudita e la Giordania, e sarebbe giunto in Turchia. Questo secondo accordo rappresentava l'asse sunnita (nei suoi due aspetti, quello wahabita fondamentalista dei sauditi, e quello salafita della Fratellanza Musulmana, molto forte in Qatar e in Turchia, pur avendo avuto, per breve tempo, il suo baricentro nell'Egitto di Morsi, poi deposto dal generale Al-Sisi).
Il problema era che per giungere in Turchia, questo secondo gasdotto doveva per forza passare per la Siria.
Dal momento che Assad si era già impegnato nel primo progetto, il suo governo aveva negato il passaggio.
La dinastia saudita e l'emiro del Qatar non presero bene questo rifiuto e decisero, in accordo col presidente turco Erdogan e con il segretario di stato americano, Hillary Clinton, di far intervenire una forza jihadista in Siria allo scopo di deporre Bashar Assad e il partito socialista Baath, così come già era accaduto nell'Iraq di Saddam Hussein,
Ma questa volta l'alleanza sunnita e americana aveva fatto i conti senza l'oste, perché non aveva preso in considerazione né la nascita dell'Isis, da una costola impazzita di questi jihadisti, né un intervento diretto della Russia in difesa del legittimo governo siriano.
Questa guerra dura da sei anni e non se ne vede una via d'uscita, anzi, tutti i tentativi di armistizio sono stati regolarmente violati da entrambe le parti.
In più, a complicare la situazione, si è venuta a creare un'ambiguità del ruolo della Turchia, dopo il tentato colpo di stato contro Erdogan, che ha raffreddato i suoi rapporti con Usa e Ue, e ha reso ancor più difficile la soluzione della questione curda.
I Curdi, di religione islamica sunnita, hanno combattuto a fianco dell'alleanza filo-americana, ed ora chiedono ampie garanzie riguardo alla propria autonomia, cosa che è malvista dai Turchi, da sempre nemici del popolo curdo.
L'esito della guerra dipenderà in gran parte da quello della battaglia di Aleppo, la città contesa tra i due schieramenti in campo.

Situazione della guerra civile in Libia a inizio novembre 2016

Situazione militare attuale:       Controllato dal Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e alleati       Controllato dal governo di Tobruk e dalle brigate di Zintan       Controllato dallo Stato Islamico (ISIS)         Controllato dai Consigli consultivi di Bengasi, Derna e Agedabia       Controllato da forze Tuareg       Controllato da forze locali

Situazione militare attuale:
      Controllato dal Governo di Accordo Nazionale diTripoli e alleati
      Controllato dal governo di Tobruk e dalle brigate diZintan
      Controllato dallo Stato Islamico (ISIS)
      Controllato dai Consigli consultivi di Bengasi,Derna e Agedabia
      Controllato da forze Tuareg
      Controllato da forze locali

Data16 maggio 2014 – presente
LuogoLibia
EsitoConflitto in corso
Schieramenti
Libia Camera dei rappresentanti
Sostenuto da:
Egitto Egitto
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Francia Francia
Libia Nuovo Congresso Nazionale Generale (fino a marzo 2016)
  • Partito di Giustizia e Costruzione
  • Milizie diMisurata(Scudo Libico)
  • Milizie di Tripoli
    • LROR
    • al-Watan
  • Berber flag.svg MilizieAmazigh
  • Milizie Tuareg
Sostenuto da: Qatar Qatar
Turchia Turchia
Sudan Sudan

Libia Governo di Accordo Nazionale (da aprile 2016)[1]
  • Milizie di Misurata
  • Guardia degli impianti petroliferi (PFG)
  • Milizie di Tripoli
    • Forza Speciale di Deterrenza (Rada)
Sostenuto da:
Stati Uniti Stati Uniti
Regno Unito Regno Unito
Italia Italia[2]
Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi
Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei mujahideen di Derna
Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Agedabia

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Stato Islamico
Comandanti
Libia Aguila Saleh Issa
(Presidente della Camera dei rappresentanti)
Libia Abdullah al-Thani
(Primo Ministro)
 · Mahmud Jibril(leader dell'Alleanza delle Forze Nazionali)
Libia GeneraleKhalifa Haftar
(Comandante di Operazione Dignità)
 · Ibrahim Jadran (leader del PFG)
Egitto Abd al-Fattah al-Sisi(Presidente dell’Egitto)
Emirati Arabi Uniti Khalifa bin Zayed Al Nahyan(Presidente degli Emirati Arabi Uniti)
Libia Nuri Busahmein
(Presidente delnuovo GNC)
Libia Khalifa Ghwell
(Primo Ministro, non internazionalmente riconosciuto)
 · Abdelhakim Belhadj (leader di al-Watan)

Libia Fayez al-Sarraj
(Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale)
*Ibrahim Jadran
(leader del PFG)
*Abdel Rauf Kara
(leader della Forza Speciale di Deterrenza)
Flag of Jihad.svg Mohamed al-Zahawi †(Leader di Ansar al-Sharia)
Flag of Jihad.svg Sufian bin Qumu (leader di Ansar al-Sharia a Derna)

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Bakr al-Baghdadi (leader dell'ISIS)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Nabil Al Anbari†(emissario di al-Baghdadi in Libia)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Mohammed Abdullah (Emiro di Derna)[3]
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Ali Al Qarqaa (Emiro di Nofaliya)[4]
Effettivi
40.000 (milizie di Misurata)[5][6]
20.000 (PFG)[7]
1.000-10.000 (Ansar al-Sharia)[8]

2.000-3.000 (ISIS)[9]
4.348[10] - 5.355[11] combattenti e civili uccisi (2014-2015)
435.000 sfollati interni (maggio 2015)[12]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

libia

Situazione della guerra civile in Siria e Iraq. Mappa dell'Isis a inizio novembre 2016



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   Controlled by the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL, ISIS, IS, Daesh) 

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