domenica 13 novembre 2016

Mappa dei liquori nazionali dei vari stati europei




Italia = Grappa
Francia = Cognac
Inghilterra = Gin
Scozia = Scotch Whisky
Irlanda = Irish Whisky
Portogallo = Porto
Spagna = Sherry
Russia e Polonia = Vodka
Germania e Austria = Obstler
Grecia = Ouzo

Trump il presidente no-global contro il Pensiero Unico Politically Correct dell'oligarchia finanziaria


La vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali americane dell'8 novembre 2016 ha scatenato il panico tra il clero giornalistico, severo custode del Pensiero Unico Politicamente Corretto che ha regnato sovrano negli 8 anni della presidenza Obama.
Tutto ciò che differiva da questo Pensiero Unico, come le proposte di Trump in termini di barriere all'immigrazione, di contrasto dell'islam radicale e di protezionismo doganale, sono state oggetto di anatema del clero giornalistico, che, secondo il modello sociologico di Hallin sul funzionamento dei media, ha collocato ogni affermazione di Trump al di fuori non solo della Sfera del Consenso, ma anche della Sfera del Legittimo Dibattito, ricacciandolo nella Sfera della Devianza ed etichettandolo come inaccettabile, estremista, impensabile e, come la stessa Hillary Clinton, infelicemente, ebbe a dire, "deplorevole".


Ora, come è stato fatto notare più volte in questo blog, questo Pensiero Unico che ha zittito ogni opposizione accusandola di fascismo, razzismo e sessismo, è riuscito a imporsi grazie ad un connubio tra la sinistra radical-chic, l'establishment del Partito Democratico e l'Oligarchia finanziaria che governa l'economia mondiale e influenza pesantemente le decisioni della politica internazionale.
Obama è stato il paladino della globalizzazione nella sua versione liberal, cioè il pensiero globalista, che univa il cosmopolitismo con il liberismo sfrenato in termini di libero scambio di merci (tramite i trattati commerciali intercontinentali come il TTPI, TPP, TISA)...

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... di forza lavoro (tramite le migrazioni, spesso causate dalla destabilizzazione degli stati nordafricani, mediorientali e caucasici) e capitali (in termini del predominio delle grandi merchant bank, come Goldman Sachs, J.P. Morgan, di proprietà dei Rockefeller, e delle istituzioni ad esse collegate come il Fondo Monetario Internazionale, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea).
Hillary Clinton si era presentata come colei che avrebbe proseguito questo tipo di politica.
Donald Trump al contrario si è presentato come un candidato no-global, criticando il neoliberismo nelle sue tre forme del libero scambio di merci (dichiarandosi contrario ai trattati suddetti), di forza lavoro (ponendo un freno all'immigrazione, specie islamica) e di capitali (mostrando di voler riportare al centro la politica fiscale, dopo decenni di tirannia della politica monetaria).
Per queste ragioni è stato accusato nientemeno che di fascismo, razzismo, nazismo, aggiunti naturalmente al sessismo delle sue presunte avances e frasi non politicamente corrette avvenute in passato.
L'oligarchia finanziaria, colta di sorpresa, si è divisa in due filoni: uno facente capo al famoso speculatore George Soros, lo Squalo della Finanza, sta finanziando le rivolte anti Trump e sta tentando di convincere i grandi elettori a voltare le spalle al vincitore delle elezioni (su 290 grandi elettori conquistati ne servono 270 per ottenere il mandato).
Il mondo giornalistico invece è in lutto strettissimo perché non ammette l'idea che i cittadini possano aver votato in massa contro la candidata coccolata e beatificata dai media, Hillary Clinton.
Emblematica è la dichiarazione di Giovanna Botteri, la storica inviata rai a New York e Washington, che si è chiesta "che cosa serve il lavoro di noi giornalisti se poi gli elettori votano diversamente?".

Forse la Botteri, così come tutti coloro che la pensano come lei: i vari Michele Serra, Gramellini, Severgnini, Riotta, Zucconi, Scalfari, Saviano giù giù fino a Saverio Tommasi, dovrebbero farsi un esame di coscienza e chiedersi fino a che punto il loro lavoro possa essere risultato credibile nel momento in cui era diventato un Pensiero Unico.
Dovrebbero inoltre capire che il compito del giornalista non è quello di beatificare un candidato e demonizzare l'altro, ma cercare di fornire le informazioni nella maniera più imparziale possibile.
Il giornalismo non è indottrinamento, e a maggior ragione non lo è quando si mette al seguito dei poteri forti. 
Tutti i cittadini del mondo che da martedì scorso sono in gramaglie per la vittoria dell'odiato "demone" Trump, dovrebbero invece leggersi il programma del nuovo presidente e scoprire che è molto più vicino alle idee della sinistra tradizionale (quella che ancora si occupava dei poveri) di quanto lo fosse il programma di Hillary Clinton.
Tutti coloro che hanno combattuto la battaglia no-global contro i trattati commerciali intercontinantali e che hanno condannato le guerre scatenate dagli Stati Uniti nel nordafrica, nel medio oriente e nella zona confinante con la Russia, dovrebbero rendersi conto e prendere atto del fatto che le battaglie anti-globalizzazione e a favore del riappacificamento internazionale, sono state raccolte dall'uomo che loro tanto disprezzano, il presidentre Trump.


Elisabetta II bambina con la regina madre

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